Cenni storici su Sorrento
Leggende e studi sempre più approfonditi a livello archeologico dimostrano fin dalla preistoria la continuità del popolamento e degli insediamenti abitativi nella penisola sorrentina; nel IV secolo a. C. Surrentum sembra assumere aspetto di città con una cerchia muraria che delineava l’attuale centro urbano. Etruschi, Osci e Greci sono a vario titolo presenti fin dal VII sec. nella penisola. Le istituzioni pubbliche rinviano tuttavia a quelle delle comunità italiche della piana del Sarno; l’eclissi etrusca verso la fine del V secolo e la penetrazione sannita verso la costa del golfo di Napoli spiegano il carattere italico della penisola. La penetrazione romana in Campania dopo le guerre sannitiche spiegano con l’influenza culturale di Napoli greca la presenza documentata a livello di reperti e di miti della cultura greca; infine Surrentum dopo la guerra sociale e la distruzione subita ad opera di Silla, diventa in epoca tardo repubblicana ed imperiale uno dei punti di ritrovo dell’aristocrazia romana. In epoca imperiale Sorrento è anche produttore ed esportatore di vino. L’epoca medioevale vede il territorio sorrentino che comprende anche Stabia dapprima sotto il dominio del ducato di Napoli, con riferimento all’Impero Romano d’Oriente, ma sottoposto alla pressione del principato longobardo di Benevento (sec. VI – IX). La comunità ha il suo punto di riferimento nel vescovo e nel santo patrono, mentre la nobiltà assume un carattere guerriero; alcuni episodi storici come l’assedio longobardo del 839 sono ricostruibili con un certo grado di evidenza a partire dai racconti agiografici. Solo a partire dal Mille si ha una autonomia politica dal ducato napoletano con una dinastia di duchi locali coinvolta nelle lotte politiche seguite alla dissoluzione del principato longobardo di Capua e di Salerno, fino alla conquista normanna ad opera di Ruggero II. L’epoca angioina, al di là delle leggende senza fondamento sui bagni della regina Giovanna vedono la città in primo piano nei travagliati anni della lotta tra angioini ed aragonesi sia nel periodo da Carlo I a Roberto sia quasi un secolo dopo del delicato periodo della lotta tra Renato d’Angiò e Alfonso il magnanimo (1435 – 1444). Ancora leggibili nei manufatti urbani del centro storico sono i caratteri dell’architettura catalana del XV sec. .Un evento epocale per la storia di Sorrento moderna rappresenta nell’età del viceregno spagnolo l’incursione ottomana del 1558, le cui conseguenze lacerarono la collettività sorrentina fin quasi all’inizio del 600. circa duemila abitanti furono deportati a Istambul e nell’intero bacino mediterraneo ottomano e le famiglie per decenni seguirono le pratiche diplomatiche per il riscatto dei prigionieri spesso ad altissimo livello diplomatico. Sorrento diventa una città dominata dai grandi insediamenti conventuali e dalle famiglie nobili che avevano il Seggio a Napoli. Sorrento è anche sede di accademie letterarie ed a livello artistico presenta influenze della contemporanea cultura pittorica napoletana. La rivolta del 1647 vede la città subire l’assalto dei cittadini del piano, che viene selvaggiamente represso. Nel settecento l’intera penisola sorrentina entra nel Grand tour europeo; e comincia la costituzione dell’immagine letteraria della Terra delle Sirene che vede protagonisti poeti e scittori europei. Tra Ottocento e Novecento la penisola sorrentina sperimenta forme imprenditoriali d’avanguardia nel settore dei trasporti, del commercio internazionale e dell’elettrificazione; in tutto il Mediterraneo fino agli anni trenta del Novecento vi sono sezioni del consolato italiano in molte città estere persino in Medio Oriente che promuovono il commercio agrumicolo della Penisola. Persino ad Alessandrina d’Egitto vi sono cittadini della penisola impiegati negli alberghi inglesi. L’ultima metà del ventesimo secolo vede la crisi irreversibile dell’agrumi cultura e il degrado territoriale, comune anche alle altre principali zone turistiche d’Italia, e l’avvento del turismo di massa controllato dagli operatori stranieri.
a cura di Andrea Savino












